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	<title>Azienda Agricola Olio Febo</title>
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	<description>Produzione olio extravergine d&#039;oliva italiano</description>
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	<title>Azienda Agricola Olio Febo</title>
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		<title>Le fide dell&#8217;olivicoltura oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 11:23:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febo Informa]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni, l'olivicoltura italiana ha dovuto affrontare sfide significative, tra cambiamenti climatici, malattie emergenti come la Xylella e una crescente pressione per rendere le pratiche agricole più sostenibili. Queste sfide non riguardano solo l’Italia: l'olivicoltura nel mondo intero sta attraversando un periodo di grande trasformazione. ]]></description>
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<p>Negli ultimi anni, l&#8217;olivicoltura italiana ha dovuto affrontare sfide significative, tra cambiamenti climatici, malattie emergenti come la Xylella e una crescente pressione per rendere le pratiche agricole più sostenibili. Queste sfide non riguardano solo l’Italia: l&#8217;olivicoltura nel mondo intero sta attraversando un periodo di grande trasformazione.</p>



<p>Per garantire la sopravvivenza e la competitività dell&#8217;olivicoltura, un focus importante è l’ottimizzazione delle tecniche di raccolta e della gestione degli oliveti, per rendere il processo più efficiente e meno dipendente dalle condizioni climatiche imprevedibili. La ricerca e l&#8217;innovazione sono diventate strumenti fondamentali per permettere agli olivicoltori di affrontare condizioni ambientali sempre più difficili. (Un esempio è il progetto Olive Hub ➡️ <a href="https://urly.it/312zrx" target="_blank" rel="noopener">https://urly.it/312zrx</a> , che si propone di sviluppare nuove soluzioni, come la selezione di cultivar più resistenti e l&#8217;introduzione di tecniche innovative per la gestione integrata degli uliveti).</p>



<p>Selezionare cultivar resistenti e adattabili è essenziale per affrontare le sfide attuali. Tuttavia, è altrettanto fondamentale non cadere nella tentazione ben poco lungimirante di puntare tutto su un’unica varietà, come sta accadendo in alcune zone con la FS-17, come se fosse la soluzione magica per ogni problema dell&#8217;olivicoltura. Questo approccio rischia di portare alla stessa situazione che abbiamo vissuto prima della catastrofe dei disseccamenti: l&#8217;appiattimento su una sola varietà (che, tra l’altro, richiede notevoli risorse idriche, in un contesto seriamente minacciato dalla siccità).</p>



<p>Il problema della siccità si fa sempre più urgente. Le temperature in Italia, durante l’estate 2024, sono state mediamente di 2,1 gradi superiori alla media del periodo 1991-2020, con picchi di oltre 4 gradi in Calabria e 3,8 in Puglia, come evidenziato nel bilancio estivo sulla siccità di Greenpeace Italia in collaborazione con l&#8217;Osservatorio Siccità CNR-IBE.</p>



<p>Queste anomalie termiche e la mancanza di precipitazioni significative non possono essere ignorate. L’acqua è vita, è essenziale per l’oliveto come per ogni altra coltura. Per avere raccolti abbondanti e di qualità, è fondamentale poter contare su un’adeguata disponibilità idrica. Per questo, gli impianti di irrigazione giocano un ruolo cruciale nel garantire la salute degli alberi e la qualità del nostro olio extravergine di oliva.</p>



<p>Anche in Puglia, il problema della siccità è evidente. Nonostante gli sforzi per il reimpianto degli uliveti, colpiti duramente dalla Xylella, senza l&#8217;acqua tutto questo lavoro rimane a rischio. L&#8217;estate scorsa ci ha ricordato quanto la natura possa essere severa: un 38% dei terreni misti in Puglia è stato colpito da siccità severo-estrema, e questo pesa particolarmente se si pensa che un quarto delle coltivazioni legnose agrarie italiane, tra cui molti uliveti, si trovano proprio in questa regione.</p>



<p>Questi dati ci ricordano quanto sia necessario continuare a investire in sistemi di irrigazione sostenibili e in politiche di gestione idrica che garantiscano un futuro alle nostre coltivazioni. In un mondo in cui il cambiamento climatico è una realtà, la resilienza dell&#8217;olivicoltura dipende dall’adozione di nuove tecnologie e dall’adattamento a nuovi contesti, ma anche da una adeguata biodoversità e dalla tutela dell’ecosistema.</p>



<p>Secondo il rapporto AGRIcoltura100 del 2024, le imprese agricole con un alto livello di sostenibilità hanno registrato una produttività superiore del 40% e una redditività doppia rispetto a quelle con livelli di sostenibilità base (<a href="https://urly.it/312zrk" target="_blank" rel="noopener">https://urly.it/312zrk</a> ). Questo dimostra che investire in pratiche sostenibili non solo protegge l&#8217;ambiente, ma porta anche a benefici economici tangibili. Inoltre, l&#8217;adozione di tecnologie innovative, come l&#8217;agricoltura di precisione e i sistemi di supporto alle decisioni (DSS), può aiutare gli olivicoltori a gestire meglio le risorse e a prevedere gli eventi climatici estremi, riducendo così i rischi associati alle condizioni meteorologiche imprevedibili (<a href="https://urly.it/312zrp" target="_blank" rel="noopener">https://urly.it/312zrp</a> ).</p>



<p>Gli oliveti pugliesi, con la loro storia millenaria, stanno affrontando questo percorso con determinazione e spirito di innovazione, perché la tradizione, se vuole sopravvivere, non può fare a meno del cambiamento. Rimanere al passo con le sfide significa continuare a investire in un’agricoltura che sia più intelligente, sostenibile e attenta alle esigenze del territorio.</p>



<p>(leggi anche: </p>



<p><a href="https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-informa/il-climate-change-non-e-uno-scherzo/" data-type="link" data-id="https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-informa/il-climate-change-non-e-uno-scherzo/">https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-informa/il-climate-change-non-e-uno-scherzo/</a> ) </p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>COME RICONOSCERE UN OLIO EXTRAVERGINE DI QUALITÀ?</title>
		<link>https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-informa/come-riconoscere-un-olio-extravergine-di-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2023 12:53:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febo Informa]]></category>
		<category><![CDATA[Febo Informs]]></category>
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					<description><![CDATA[La domanda suona forse banale per alcuni, perché oggi finalmente la cultura dell’olio extravergine si va diffondendo sempre di più, soprattutto fra i consumatori più attenti. Eppure si tratta di un tema di cui è ancora importante parlare. Lo sforzo divulgativo è infatti sia una forma di tutela contro la contraffazione e la scarsa qualità, [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-medium-font-size">La domanda suona forse banale per alcuni, perché oggi finalmente la cultura dell’olio extravergine si va diffondendo sempre di più, soprattutto fra i consumatori più attenti. Eppure si tratta di un tema di cui è ancora importante parlare. Lo sforzo divulgativo è infatti sia una forma di tutela contro la contraffazione e la scarsa qualità, sia un modo per promuovere uno stile di vita sano, perché i consumatori informati sono più in grado di riconoscere e apprezzare un olio di oliva di alta qualità. La valutazione della qualità dell&#8217;olio d&#8217;oliva è una combinazione di esperienze sensoriali e dati analitici. Le prime sono legate alle percezioni delle note di fruttato, amaro, piccante, ricevute immediatamente all’assaggio; i secondi si ricavano da analisi specifiche basate su indici standardizzati, che seguono la normativa della legge in vigore (il Regolamento CEE 1531/2001 del Consiglio del 23 luglio 2001, entrato in vigore dal 1° novembre 2003, che regola di fatto tutte le denominazioni degli oli d’oliva vergini, extravergini e di sansa). I valori principali da considerare per valutare l’olio d’oliva sono tre: i polifenoli, l&#8217;acidità totale oleica e i perossidi, che ne determinano la gradevolezza al palato e il valore nutrizionale.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>I POLIFENOLI</strong>. Dal punto di vista organolettico, i polifenoli determinano l’aroma fruttato e il gusto piccante o amaro. Queste caratteristiche sono più o meno accentuate a seconda della percentuale di polifenoli contenuta nell’olio. Dal punto di vista chimico, invece, i polifenoli prevengono le reazioni dell’ossidazione e sono infatti veri e propri antiossidanti naturali, contribuiscono alla stabilità dell’olio nel tempo e ritardano il cambiamento della struttura proteica degli acidi grassi contenuti nell’olio e, di conseguenza, il suo irrancidimento. Non solo: i polifenoli svolgono una funzione anti-invecchiamento anche nell’essere umano. Numerosi studi hanno mostrato la funzione attiva dei polifenoli come sostanze antiossidanti (che proteggono le cellule dai danni causati dai radicali liberi), ma anche antitumorali e antitrombotiche (inibibendo la coagulazione del cosiddetto colesterolo cattivo – LDL). La quantità di polifenoli presenti nell’olio può variare molto ed è influenzata da un gran numero di fattori. Innanzitutto, dipende dalla cultivar da cui viene estratto l’olio. Varietà come la Coratina o anche la Cellina di Nardò (purtroppo sempre più rara) riescono a esprimere valori molto elevati. Ma a determinare la presenza di polifenoli sono soprattutto le pratiche agronomiche (solitamente, più matura è l&#8217;oliva nel momento in cui viene raccolta, più&nbsp;basso&nbsp;è il&nbsp;contenuto di polifenoli), ma anche il clima e le tecniche di molitura. Per esempio, sistemi di frangitura che intaccano la mandorla della drupa (il guscio legnoso che racchiude il seme) liberano enzimi che riducono la quantità dei polifenoli; così pure processi di gramolatura che consentono un contatto prolungato tra la pasta dell’oliva e l’ossigeno.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>L’ACIDITÀ OLEICA</strong>. L’acidità dell’olio extravergine d’oliva viene rilevata, invece, tramite analisi di laboratorio e non è possibile percepirla direttamente a livello organolettico. Sulla base della normativa, il limite di acidità perché un olio d’oliva possa definirsi ‘extravergine’ è pari allo 0,8%, ma in un olio extravergine d’oliva di qualità i valori sono decisamente più bassi (0,1-0,3%). Valori superiori sono legati a problemi che insorgono durante il processo produttivo (olive troppo mature, attaccate dalla mosca, oppure lesioni causate da abbacchiatura troppo violenta) e sono accompagnati, spesso, da difetti sensoriali (come note di avvinato, legno o muffa). L’acidità aumenta anche se intercorre troppo tempo tra il momento in cui le olive vengono raccolte e quello in cui vengono molite (le olive devono essere molite entro poche ore!) oppure se si esegue l’estrazione dell’olio con macchinari non puliti.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>I PEROSSIDI</strong>. Anche i perossidi sono rilevati tramite analisi di laboratorio. Si tratta di un dato espresso milliequivalenti/chilogrammo. Un valore auspicabile per un extravergine è al di sotto di 10, mentre la normativa pone l&#8217;asticella a 20 (al di sopra della quale l&#8217;olio è lampante). I perossidi di per sé non hanno né sapore né odore, ma originano aldeidi e chetoni che invece sono responsabili del sentore di rancido, tipico odore che indica che un olio è avariato. Infatti, un valore alto di perossidi mette in evidenza un processo di ossidazione già avviato ed irreversibile, che, nel tempo, porterà sia alla progressiva degradazione di alcuni componenti dell’olio (vitamine, polifenoli, etc.) sia al graduale irrancidimento dell’olio, che in questo modo diverrà anche sgradevole al palato e all’olfatto. </p>



<p class="has-medium-font-size">La comprensione di questi parametri è essenziale per valutare l&#8217;autenticità e la freschezza di un olio extravergine di oliva. </p>



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		<item>
		<title>L&#8217;olio d&#8217;oliva nella storia e nelle tradizioni antiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 08:31:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’olio d’oliva possiede una valenza simbolica e una capacità evocativa che raramente, dall’antichità sino ad oggi, ha avuto eguali tra gli altri prodotti alimentari, se non probabilmente con il vino. In molte culture antiche, infatti, non solo rappresentava un elemento fondamentale nella dieta e nell&#8217;igiene (la sua versatilità e i suoi benefici per la salute [&#8230;]]]></description>
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<p>L’olio d’oliva possiede una valenza simbolica e una capacità evocativa che raramente, dall’antichità sino ad oggi, ha avuto eguali tra gli altri prodotti alimentari, se non probabilmente con il vino. In molte culture antiche, infatti, non solo rappresentava un elemento fondamentale nella dieta e nell&#8217;igiene (la sua versatilità e i suoi benefici per la salute hanno reso l&#8217;olio un elemento centrale nella vita quotidiana delle persone in tutto il mondo), ma spesso aveva anche un significato simbolico e religioso importante. </p>



<p>Il letto di <strong>Ulisse, eroe greco dell’Iliade e dell’Odissea</strong>, venne ricavato da un albero d’ulivo. Di legno d’ulivo era anche il bastone con cui Ulisse accecò Polifemo, mentre l&#8217;olio d&#8217;oliva era l’unguento con cui veniva cosparso il corpo dell’eroe, per permettergli di conservare forza e giovinezza.</p>



<p>La creazione dell’ulivo fu, secondo il mito narrato da Virgilio nelle Georgiche, ciò che fece aggiudicare la vittoria alla dea Atena, dea della saggezza, nella sua sfida contro Poseidone, dio del mare: il re Cecrope invocò la protezione degli dei per la sua città. Così Zeus proclamò una sfida tra Poseidone e Atena. Chi tra i due avesse fatto il dono più utile sarebbe diventato il protettore della città. Poseidone fece apparire acqua salata e una creatura sino ad allora mai vista, un cavallo, simbolo della dominazione sui mari. Atena creò invece un ulivo, che per millenni avrebbe offerto agli uomini un “succo prezioso” per la preparazione dei cibi, la cura e la bellezza. Atena vinse la sfida e divenne la protettrice della città, che fu chiamata Atene in suo onore.</p>



<p>Per secoli sull’Acropoli si coltivò un oliveto sacro, dalle cui piante si estraeva l’olio e si ricavavano le fronde per i vincitori dei Giochi Panatenaici. Tant’è che in alcune tombe di atleti sono state trovate anfore contenenti olio d’oliva, decorate con la figura di Atena.</p>



<p><strong>Nella civiltà egizia</strong>, invece, l’olio era usato per ungere i corpi e le teste dei defunti da mummificare. Durante tali funzioni solo chi aveva i capelli, il viso e i piedi cosparsi di olio poteva avvicinarsi agli idoli, purificati a loro volta con balsami.</p>



<p>Per i sacerdoti egiziani fu Iside, sposa di Osiride e dea delle dee, a insegnare agli uomini la cultura e l’uso della pianta d’ulivo. Rami d’ulivo si vedono nelle raffigurazioni tombali del faraone Akhenaton, incoronato nel 1350, morto ca. nel 1335 a.C. Due secoli più tardi, Ramses III donò ai Templi, nell’arco di vent’anni, oltre 1700 ettari di uliveto.</p>



<p><strong>Nell’Antico Testamento</strong>, l’olio era elemento centrale nella liturgia e nell’alimentazione ebraica. Nella Genesi, dopo il diluvio universale, il ramoscello di ulivo, portato dalla colomba, è segno del placarsi della collera di Dio.</p>



<p><strong>I Vangeli</strong> narrano che, al suo ingresso a Gerusalemme, Gesù veniva acclamato come un re, la folla stendeva a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma. Ancora oggi la benedizione del ramo di olivo, la domenica delle Palme, porta nelle case dei Cattolici buon augurio e protezione.</p>



<p><strong>Nel Corano</strong> si legge che un ulivo è al centro dell’universo e che l’olio prodotto dai suoi frutti brucia in eterno nella lampada che illumina il mondo: “la lampada è in cristallo. La fa ardere l’olio di un albero benedetto: un olivo che non è d’oriente e non è d’occidente. E il suo olio ha cominciato a brillare senza che lo toccasse fuoco.”</p>
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		<item>
		<title>Sull&#8217;acidità dell&#8217;olio d&#8217;oliva</title>
		<link>https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-informa/sullacidita-dellolio-doliva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 10:43:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Non ci sono persone più acide di quelle che son dolci per interesse”. Luc de Clapiers de Vauvenargues Purtroppo, persiste ancora fra alcuni consumatori l’idea, sbagliata, secondo cui l’acidità sarebbe una caratteristica di gusto, che coinciderebbe con il retrogusto piccantino. Niente di più sbagliato! Innanzitutto, l’olio che non possiede nemmeno una punta di “piccantezza” non [&#8230;]]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading has-black-color has-text-color">“Non ci sono persone più acide di quelle che son dolci per interesse”. Luc de Clapiers de Vauvenargues</h2>



<p>Purtroppo, persiste ancora fra alcuni consumatori l’idea, sbagliata, secondo cui l’acidità sarebbe una caratteristica di gusto, che coinciderebbe con il retrogusto piccantino. Niente di più sbagliato! Innanzitutto, l’olio che non possiede nemmeno una punta di “piccantezza” non è un vero extravergine. Inoltre, l’acidità è un parametro chimico, che indica il contenuto di acidi grassi liberi nell’olio. Per essere definito extravergine, l’olio deve avere una acidità inferiore a 0,8%; è questo il limite stabilito dalla normativa europea e internazionale. Quali fattori determinano l’aumento di acidità? L’avanzato stato di maturazione delle olive, le condizioni di raccolta, trasporto e conservazione delle olive. Danni meccanici alle olive, come quelli che si verificano alla raccolta utilizzando strumenti troppo aggressivi, possono innescare dei processi di inacidimento, soprattutto se le olive non vengono tempestivamente lavorate. Vale lo stesso per i danni procurati ai frutti durante il trasporto.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Filtrare o non filtrare, questo è il dilemma.</title>
		<link>https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-racconta/filtrare-o-non-filtrare-questo-e-il-dilemma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2022 02:10:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che l’olio d’oliva non filtrato possieda una migliore qualità, sia sensoriale che nutrizionale, rispetto all’olio filtrato. Sugli scaffali dei supermercati si trovano sempre più spesso oli extravergini non filtrati, che in etichetta vengono presentati con termini come “grezzo”, “integrale”, “100% naturale”, che richiamano alla mente l’idea di un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che l’olio d’oliva non filtrato possieda una migliore qualità, sia sensoriale che nutrizionale, rispetto all’olio filtrato. Sugli scaffali dei supermercati si trovano sempre più spesso oli extravergini non filtrati, che in etichetta vengono presentati con termini come “grezzo”, “integrale”, “100% naturale”, che richiamano alla mente l’idea di un prodotto genuino e sano, prodotto artigianalmente in frantoio, diverso dai prodotti industriali. Ma è davvero così? Qual è la vera differenza tra un olio d’oliva non filtrato e uno filtrato? E soprattutto: come dovrebbe orientarsi effettivamente un consumatore consapevole?<br />
Fortunatamente, a differenza del dubbio amletico, queste domande possono trovare una risposta. Solo che, come sempre, è un tantino più complessa di quella veicolata da uno slogan commerciale, indubbiamente suggestivo, ma non sempre vero. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.</p>
<p>COS’È LA FILTRAZIONE DELL’OLIO D’OLIVA E PERCHÉ È IMPORTANTE</p>
<p>La filtrazione è la fase finale del processo di produzione dell’olio, e si effettua per eliminare dall’olio piccole particelle d’acqua e microparticelle di polpa d’oliva rimaste in sospensione dopo la spremitura delle olive.<br />
Nell’antichità, questa separazione avveniva per decantazione naturale: il liquido ottenuto dalla pressatura delle olive veniva raccolto in recipienti, in cui il contenuto si lasciava riposare perché acqua e olio si separassero naturalmente, essendo i due elementi immiscibili, cioè non mescolabili tra di loro.<br />
Oggi, la separazione dell’olio dall’acqua si ottiene meccanicamente, ovvero mediante un separatore centrifugo. Più precisamente: la pasta ottenuta dalla gramolatura passa attraverso una centrifuga orizzontale, chiamata decanter, che la separa in tre componenti: la sansa (che può essere utilizzata per la trasformazione in olio di sansa, come combustibile o anche come concime), l’acqua di vegetazione e il mosto oleoso, cioè l’olio vero e proprio.<br />
Anche dopo questa operazione, però, oggi come in passato, nell’olio permangono piccole particelle di acqua residua e micro particelle di polpa di oliva, che conferiscono all’olio quell’aspetto torbido che può trasmettere al consumatore una certa idea di artigianalità e autenticità. Queste piccole impurità, tuttavia, nel tempo si depositano sul fondo della bottiglia e, soprattutto, tendono a innescare reazioni di degradazione sia delle caratteristiche chimiche (per esempio possono far aumentare il grado di acidità) sia delle caratteristiche organolettiche dell’olio d’oliva, accorciandone i tempi di conservazione.</p>
<p>L’eliminazione di queste piccole impurità attraverso la filtrazione è quindi uno dei passaggi fondamentali per la buona conservazione dell’olio fino al momento del consumo, perché consente al prodotto di acquisire una migliore stabilità e conservare le sue caratteristiche chimiche e organolettiche più a lungo. Tutto questo a patto che, ovviamente, vengano rispettate le regole basilari per la corretta conservazione dell’olio (vale a dire, per esempio, evitare l’esposizione alla luce e all’aria; la combinazione luce-ossigeno avvia reazioni che possono ridurre il patrimonio antiossidante di vitamina E e polifenoli, e rendere l’olio rancido. Ma anche evitare di sottoporre l’olio a forti sbalzi di temperatura, o lasciare che si congeli).</p>
<p>Tra le varie tecniche di filtrazione, quella oggi più comune è il filtro a cartone, che garantisce tempi ragionevoli di lavorazione. A seconda del tipo di olio e del suo grado di torbidità, si possono utilizzare cartoni composti da pura cellulosa o da miscele di cellulosa, farine fossili (diatomee) e altri coadiuvanti. I cartoni funzionano come strati filtranti che al passaggio dell’olio trattengono le particelle d’acqua e le particelle solide di polpa d’oliva, rendendolo limpido e brillante. Questo processo, se svolto correttamente, non riduce né altera il gusto e il profumo dell’olio. Consente invece di conservarli più a lungo, preservando nel contempo il valore nutrizionale dell’olio.</p>
<p>OLIO FILTRATO E OLIO NON FILTRATO. COME SCEGLIERE?</p>
<p>La scelta dell’olio extravergine non dovrebbe essere fatta sulla base del grado di filtrazione, ma semmai secondo altri criteri.</p>
<p>Il contenuto di antiossidanti e polifenoli, l’intensità del fruttato, l’armonia dei sentori di amaro e piccante e la corposità variano molto da prodotto a prodotto, a seconda dell’oliva da cui l’olio è stato estratto, del periodo in cui sono state raccolte le olive e del modo in cui queste sono state lavorate. Questo vuol dire che un olio filtrato può avere caratteristiche chimiche e organolettiche superiori ad uno non filtrato o viceversa, perché la qualità del prodotto dipende dalla materia prima da cui è stato ottenuto e dalla lavorazione a cui è stato sottoposto, e non dall’essere filtrato o meno.</p>
<p>Detto questo, però, va ricordato che un olio filtrato può conservare le sue caratteristiche e le sue proprietà molto meglio e molto più a lungo rispetto a un olio non filtrato.<br />
Per questo, ha senso preferire un olio non filtrato solo se si ha intenzione di consumarlo in breve tempo a partire dal momento in cui è stato estratto, vale a dire nei primissimi mesi della campagna olearia.</p>
<p>Link utili ad approfondire:<br />
https://www.lifegate.it/olio-filtrato-e-olio-non-filtrato-differenze-proprieta-e-conservazione<br />
https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/37163-meglio-un-olio-extra-vergine-di-oliva-filtrato-o-non-filtrato.htm</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A Ostuni Parco della Biodiversità Pugliese</title>
		<link>https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-racconta/a-ostuni-parco-della-biodiversita-pugliese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Nov 2020 09:06:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febo Racconta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aziendaoliofebo.com/?p=8484</guid>

					<description><![CDATA[A Ostuni si parla di Parco della Biodiversità Pugliese. Un progetto che può unire produzione, ricerca, divulgazione e paesaggio. L’idea di un Parco della Biodiversità pugliese trova terreno fertile in questa cittadina che &#160;sempre ha avuto un rapporto di eccellenza con gli orti urbani. Infatti Ostuni ne ha parecchi. In principio sorgevano nel rione Terra, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-black-color has-text-color">A Ostuni si parla di Parco della Biodiversità Pugliese. Un progetto che può unire produzione, ricerca, divulgazione e paesaggio.</p>



<p class="has-black-color has-text-color">L’idea di un Parco della Biodiversità pugliese trova terreno fertile in questa cittadina che &nbsp;sempre ha avuto un rapporto di eccellenza con gli orti urbani. Infatti Ostuni ne ha parecchi. In principio sorgevano nel rione Terra, l’attuale centro storico medievale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La storia</h2>



<p class="has-black-color has-text-color">Negli anni passati i contadini avevano costruito i terrazzamenti per sfruttare al meglio i terreni calcarei irrigati dall’acqua piovana, condotta attraverso dei canali appositamente costruiti, che assieme ai muretti a secco costituivano i confini delle proprietà. In queste terrazze i contadini del posto coltivavano le varietà autoctone, che naturalmente seguivano il ritmo delle stagioni. Intorno agli anni Settanta però il rione Terra iniziò a essere abbandonato. E così vennero abbandonati anche i terrazzamenti.</p>



<p class="has-black-color has-text-color">Nel 2014 fortunatamente la cooperativa Bio Sole Solequo (<a aria-label=" (opens in a new tab)" href="https://biosolequocoop.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">https://biosolequocoop.com/</a> ) ha iniziato a coltivare col metodo biologico alcuni degli orti “recuperati” nel rione storico, ricostituendo i cosiddetti Giardini della Grata, grazie anche al supporto di enti istituzionali e di formazione, come IAMB Bari, Istituto Tecnico Monnet-Pantanelli, ITS Agroalimentare Locorotondo. In questi quattro ettari di terreni privati si è dato spazio soprattutto alle antiche varietà orticole pugliesi che sono state valorizzate grazie all’istituzione di giornate alla scoperta degli ortaggi, del metodo biologico, delle pratiche tradizionali e dei metodi moderni ma anche di tante ricette della tradizione.</p>



<p class="has-black-color has-text-color">Nello stesso anno Bio Solequo ha iniziato a collaborare anche con il progetto <a href="https://biodiversitapuglia.it/pubblicata-una-sintesi-del-progetto-biodiverso/" target="_blank" rel="noopener">Biodiverso</a>, un ente di ricerca universitario sulle biodiversità delle specie orticole della Puglia, a cui vi consigliamo di dare un’occhiata.</p>



<h3 class="has-black-color has-text-color wp-block-heading">Gli orti urbani</h3>



<p class="has-black-color has-text-color">A tutto questo si sono aggiunte la solerzia e la lungimiranza dell’amministrazione ostunese che ha riqualificato tutta l’area circostante e ha indetto una call per mettere insieme associazioni, aziende ma anche singoli cittadini interessati a prendere parte al progetto degli orti. Così, come riferisce Gambero Rosso che pure si è occupato dell’argomento, “gli orti urbani di Ostuni hanno prosperato, nel rispetto di un territorio tutelato in quanto area di interesse archeologico per la presenza di antiche tombe messapiche, che già da diversi secoli sono utilizzate come cisterne per la coltivazione dell’acqua piovana”.</p>



<p class="has-black-color has-text-color">E ora, a distanza di pochi anni, gli ettari coltivati secondo i principi della biodiversità e del biologico sono cresciuti, e l’amministrazione sta progettando di costruire un pozzo artesiano, che sarebbe uno dei passi fondamentali proprio verso un parco delle biodiversità pugliesi. Un’idea che spinge verso la possibilità di altre economie, e potrebbe incentivare anche il flusso turistico, perché l’area è aperta a tutti in maniera gratuita.</p>



<p>Legata a questo progetto della cooperativa Solequo, dal 1996 è nata sempre a Ostuni, sempre nel centro storico, la bottega &#8220;Il paese del sole, dove si vendono prodotti equo e solidali, che si basano sul rispetto della dignità del lavoratore. Oggi la loro missione è continuare la strada del commercio equo coinvolgendo i produttori locali, facendo rete con chi sposa i loro stessi ideali etici.</p>



<h4 class="has-black-color has-text-color wp-block-heading">L&#8217;importanza della biodiversità</h4>



<p class="has-black-color has-text-color">Anche noi dell’Azienda Agricola Olio Febo crediamo profondamente nella tutela della biodiversità, perché meno specie esistono e più è facile che periscano, come ci insegna anche la triste esperienza della xylella. Senza dimenticare che la biodiversità, oltre a mantenere l’ecosistema territoriale, può essere occasione per nuove opportunità economiche e culturali, un vero e proprio nuovo modello di sviluppo a cui ispirarsi.</p>



<p><strong>Piccola curiosità</strong>: perché un olio extravergine di oliva possa essere definito di altissima qualità, tra le varie caratteristiche che deve esprimere c&#8217;è <em>la presenza dei sentori varietali che vanno a differenziare un olio dell’altro. Sentori che sono legati alla varietà e che arrivano al consumatore finale attraverso gli oli extravergine d’oliva di qualità</em>, pertanto la biodiversità, anche nell&#8217;olivicoltura, non può essere tralasciata.</p>



<p>Vai sul nostro <a href="https://www.aziendaoliofebo.com/prodotti/" class="rank-math-link">shop </a>per assaggiare l&#8217;olio nuovo!</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Il ritorno alla terra è una questione politica</title>
		<link>https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-racconta/il-ritorno-alla-terra-e-una-questione-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2020 07:08:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febo Racconta]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[azienda agricola]]></category>
		<category><![CDATA[extravirgin oil]]></category>
		<category><![CDATA[febo]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[olio febo]]></category>
		<category><![CDATA[petrini]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[ritorno alla terra]]></category>
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					<description><![CDATA[Il ritorno alla terra è una questione politica, e l
a politica, oltre a dare l’input iniziale per attirare i giovani, deve anche farsi carico della questione a 360 gradi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“Il ritorno alla terra è una questione politica”, ha detto Carlo Petrini di <a href="https://www.slowfood.it/basta-ingenuita-e-poesia-il-ritorno-alla-terra-e-una-questione-politica/" target="_blank" rel="noopener">Slow Food</a> un po’ di giorni fa, in barba a ogni vagheggiamento romantico.</p>



<p>In quest’affermazione è racchiuso il senso di quello che sta accadendo in Italia negli ultimi anni. Tutti sappiamo che le zone rurali sono state abbandonate, principalmente sulla spinta di genitori per cui il lavoro della terra ha significato sudore, fatica, a volte umiliazioni, e hanno voluto regalare ai loro figli un futuro migliore. Ora, invece, si assiste a un “ritorno alla terra” da parte dei giovani, spesso laureati e plurititolati, che non vogliono lasciar cadere nell’abbandono le terre dei loro antenati. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Incoraggiare il ritorno alla terra</h2>



<p>Amore per la propria terra? Bisogno di tornare a una vita più autentica e riscoprire le proprie radici? La risposta a queste domande è indubbiamente e spassionatamente “sì”. Ma bisogna anche dire che aldilà dei bisogni, delle aspirazioni e delle passioni individuali di ognuno, i giovani devono fare i conti con le possibilità offerte dal territorio in cui vivono. E se decidono di tornare alla terra, è anche perché si sentono incoraggiati farlo. </p>



<p>In altre parole: quella di rilanciare i settori primari, piuttosto che insistere su settori già saturi e a rischio di disoccupazione è anche una scelta che viene “dall’alto”. Perché è da lì che arrivano i finanziamenti necessari per poter dar vita a nuove realtà imprenditoriali e mettere così a frutto le proprie doti individuali e le proprie campagne.</p>



<p>Questo però vuol dire che la politica, oltre a dare l’input iniziale per attirare i giovani, deve anche farsi carico della questione a 360 gradi. È necessario che si assuma la responsabilità di guidare il mercato alimentare nella sua totalità, dai metodi di produzione alla distribuzione, che deve svolgersi nel rispetto delle persone e della qualità dei prodotti. &nbsp;&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">La dichiarazione completa di Carlo Petrini:</h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>“Il ritorno alla terra è infatti una questione politica ed è quindi quest’ultima che si deve fare carico di scelte e indirizzi che vadano in questa direzione. È tempo dunque di dare una nuova faccia alle politiche alimentari, facendo sì che lo Stato cambi dinamiche al momento dettate dal mercato, permettendo alle piccole-medie aziende di diventare davvero più intelligenti: implementando e favorendo innovazione, sostenibilità e cooperazione”.</p></blockquote>



<p>Anche noi crediamo che il ritorno alla terra sia una questione politica, oltre che sociale, e non procrastinabile. Così come sappiamo che proprio i giovani rappresentano una risorsa nuova per l’agricoltura. E come dimostra anche la storia della nostra azienda, i giovani che hanno deciso di dedicarsi alla terra e al settore primario in un modo nuovo, mantenendo comunque sempre un legame con il passato, rappresentano una scommessa vinta. Non più tardi dell’anno scorso, in autunno, Coldiretti ha registrato un boom di giovani in agricoltura, sulla base dei dati dell’aggiornamento Eurostat.</p>



<p>Inoltre, proprio dopo questi mesi complicati, prima con il lockdown e ora con le misure di contenimento, sono andati persi molti posti di lavoro e l’economia rischia una forte crisi. E così che molti giovani stanno decidendo di lasciare le città e di tornare alla terra. L’agricoltura rappresenta un’interessante opportunità di lavoro per loro: l’agricoltura sta tornando a essere un settore strategico per la ripresa economica e occupazionale. E naturalmente l’impiego e l’impegno dei giovani in questo settore rappresenta a sua volta un grande vantaggio e un’importante occasione per innovarsi e modernizzarsi.</p>



<p>Chi si impegna in agricoltura oggi è animato da una consapevolezza molto differente da quanto accadeva in passato. L’agricoltura rappresenta una scelta e non una condizione da cui fuggire. Una motivazione che si traduce anche in scelte imprenditoriali diverse, che puntano più alla qualità che alla quantità della produzione.</p>



<p>Un approccio coraggioso che le istituzioni politiche, sia a livello nazionale che europeo devono farsi trovare pronte a premiare. E bisogna dire che effettivamente, sotto questo aspetto, sembra intravedersi qualcosa di nuovo, con sempre maggiori investimenti pubblici, regionali ed europei.</p>



<p>Così come è fondamentale che le scelte di cambiamento di questo tipo vengano sostenute anche dalle parti politiche e dalle istituzioni, è altrettanto imprescindibile rivalutare a livello sociale il ruolo del contadino e dell’imprenditore agricolo, che ora non è più un mestiere casuale o ereditato, ma è conseguenza di anni di studio, una scelta consapevole. Perché appunto: “Il ritorno alla terra è una questione politica”.</p>



<p>E infatti per spiegare l’affermazione iniziale di Petrini, con cui si apre quest’articolo, concludiamo con le sue stesse parole:</p>



<p>“Per far sì che un ritorno alla terra sia possibile, accattivante e sostenibile, sono necessari strumenti che impediscano il divario digitale delle zone rurali, infrastrutture che combattano l’isolamento sociale e commerciale, semplificazioni burocratiche che snelliscano i processi, finanziamenti che supportino chi fa del cibo uno strumento per tutelare il territorio e promuovere le tradizioni locali, e non per ultima la giusta educazione per creare un tessuto sociale capace di capire, apprezzare e supportare queste realtà come parti integranti della propria comunità”.</p>



<p>Noi dell’Azienda Agricola Olio Febo crediamo fermamente che sia necessario sostenere e facilitare il sogno imprenditoriale di questa nuova generazione che vede nel ritorno alla terra una speranza, nella provincia una risorsa, nell’agricoltura il futuro. Se volete fare un acquisto di qualità e sostenere un’azienda pugliese guidata da giovani che hanno scelto il ritorno consapevole alla terra, andate sul nostro <a href="https://www.aziendaoliofebo.com/prodotti/">shop online</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rilanciare l&#8217;agroalimentare Made in Italy</title>
		<link>https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-racconta/rilanciare-lagroalimentare-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 08:25:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febo Racconta]]></category>
		<category><![CDATA[agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[azienda agricola olio febo]]></category>
		<category><![CDATA[febo]]></category>
		<category><![CDATA[olio febo]]></category>
		<category><![CDATA[olio pugliese comprare olio pugliese]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo il coronavirus l'importanza di rilanciare l'agroalimentare 
made in italy]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Post Lockdown: rilanciare l’agroalimentare Made in Italy </strong></h2>



<p>A inizio marzo la ministra Bellanova, durante la presentazione del Piano Straordinario 2020 per la Promozione del Made in Italy (potete leggere qualche misura emergenziale <strong>qui</strong>) alla Farnesina, aveva pronunciato parole importanti riguardo al rischio che la produzione agroalimentare italiana venisse boicottata a causa del coronavirus.&nbsp;</p>



<p>Come possiamo percepire in questi giorni, abbiamo un’economia ferma e un paese intero che, nonostante i numeri siano ormai bassissimi, e le misure di sicurezza siano state allentate, lotta contro il coronavirus. A ciò si aggiunge il fatto che il Made in Italy, specie in ambito agroalimentare, sta soffrendo e non poco anche per la cattiva pubblicità all’estero innescata dall’epidemia.</p>



<p>Questo è quanto aveva dichiarato la ministra Bellanova a inizio emergenza:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>«Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per rilanciare il Paese e ristabilire l&#8217;immagine dell&#8217;Italia agli occhi del mondo: l’export è una leva fondamentale per il nostro rilancio. Non possiamo permetterci di perdere tempo: è urgente finalizzare quanto prima il decreto di riparto delle risorse e passare rapidamente all’attuazione dei dovuti provvedimenti a favore delle imprese e dei lavoratori coinvolti. Fra tre mesi potrebbe essere troppo tardi per intervenire e la concorrenza finirebbe per scalzarci togliendo gli spazi alle nostre aziende».</p></blockquote>



<p>Nei giorni che sono seguiti abbiamo visto che molte merci italiane sono state fermate alle frontiere, nonostante la tesi prevalente tra i virologi è che è escluso il contagio attraverso la filiera alimentare. E senza tenere conto che i prodotti italiani sono sempre stati sottoposti a controlli molto rigidi, anche prima della pandemia.</p>



<p>Coldiretti è corsa ai ai ripari lanciando l’alleanza salva spesa Made in Italy “con agricoltori, industrie alimentari e distribuzione commerciale che si impegnano a garantire regolarità delle forniture alimentari agli italiani e a combattere qualsiasi forma di speculazione sul cibo dai campi alle tavole”.</p>



<p>Inoltre sempre in quei giorni gli assessori regionali all’agricoltura hanno presentato una lunga lista di richieste e proposte alla ministra delle Politiche agricole in videoconferenza, toccando uno per uno tutti i comparti maggiormente colpiti dall’emergenza Coronavirus.</p>



<p>I produttori di qualità come noi si sono organizzati per incentivare e facilitare la distribuzione ai clienti che possono quindi continuare a far affidamento sui loro prodotti acquistandoli attraverso gli e-commerce.</p>



<p>Per esempio, noi dell’Azienda Agricola Olio Febo abbiamo deciso di fare la nostra parte non facendo pagare le spese di spedizione per gli ordini superiori ai 22 euro fin dall&#8217;inizio dell&#8217;emergenza pandemia e stiamo ancora continuando. Fate un giro sul nostro <a href="https://www.aziendaoliofebo.com/prodotti/" class="rank-math-link"><strong>shop online</strong></a>. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Aggiornamento:</h3>



<p>Noi dell&#8217;Azienda Agricola Olio Febo abbiamo seguito con grande interesse la questione dello stop al settore agroalimentare che si è verificato a causa della pandemia del coronavirus e questa volta siamo felici di potervi dare qualche piccolo aggiornamento che appare positivo per le azienda come noi e per il made in Italy in generale. </p>



<p>Verso fine maggio, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img fetchpriority="high" decoding="async" width="990" height="487" src="https://www.aziendaoliofebo.com/wp-content/uploads/2020/06/decretorilancio.png" alt="Rilanciare l&#039;agroalimentare Made in Italy 1" data-id="8297" data-full-url="https://www.aziendaoliofebo.com/wp-content/uploads/2020/06/decretorilancio.png" data-link="https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-racconta/rilanciare-agroalimentare-made-in-italy/attachment/decretorilancio/" class="wp-image-8297" title="Rilanciare l&#039;agroalimentare Made in Italy 1"></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption"><em>gazzetta ufficiale &#8211; decreto rilancio</em><br><br></figcaption></figure>



<p>Il cosiddetto Decreto Rilancio prevede un pacchetto specifico di misure a sostegno di agricoltura, pesca e acquacoltura tra cui fondo emergenziale a tutela delle filiere in crisi, incremento dell&#8217;anticipo PAC e mutui consorzi di bonifica e promozione del lavoro agricolo. Tutte le misure le potete trovare <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/decreto-rilancio-le-novit%C3%A0-per-il-settore-agroalimentare" class="rank-math-link" target="_blank" rel="noopener">qui</a>. </p>



<p>Il pacchetto a sostegno del settore agroalimentare non è di immediata attuazione, ma il governo sta spingendo per varare un provvedimento applicativo ministeriale che permetta di accorciare i tempi per rilanciare questo settore che contribuisce notevolmente all&#8217;economia nazionale e la cui centralità e strategicità si è potuta cogliere in modo particolare nel corso del lockdown.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;olivicoltura è multifunzionale</title>
		<link>https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-racconta/olivicoltura-multifunzionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2020 07:37:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febo Racconta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aziendaoliofebo.com/?p=8266</guid>

					<description><![CDATA[l'olivicoltura è un'attività multifunzionale e non si esaurisce nella produzione fruttifera.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;olivicoltura è multifunzionale da sempre, perché il ruolo dell&#8217;olivo non è solo quello relativo alla produzione dei frutti per l&#8217;olio. </p>



<p>Nel mosaico complesso del paesaggio mediterraneo, un ruolo predominante è affidato agli oliveti. Tanto che l’olivo è considerato unanimemente simbolo del patrimonio e dell’identità culturale dell&#8217;area mediterranea.</p>



<p>Talune necessità dell’agricoltura moderna, come la sinergia nello sfruttamento delle risorse, il bisogno di maggiore produzione su minore spazio e l’integrazione di sistemi e intensificazione colturale, potrebbero però a volte cozzare con alcune funzioni che da sempre sono affidate agli olivi.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Multifunzionalità dell&#8217;olivicoltura</h2>



<p>Ma l’olivicoltura, ci teniamo a specificarlo, è un’attività multifunzionale. Per noi dell’Azienda Agricola Olio Febo non si esaurisce nella produzione fruttifera e nella successiva trasformazione in olio extravergine. L’olivicoltura ricopre ruoli che vanno al di là di quello produttivo e alimentare, ricopre ruoli utili per l’intera collettività. Infatti gli olivi svolgono preziose funzioni ambientali, mitigando i cambiamenti climatici e fungendo da oasi per la biodiversità.</p>



<p>Ad esempio, gli oliveti sono preziosi nel contrasto alle conseguenze dell’erosione eolica e idrica. Quelli più antichi svolgono un ruolo strategico nel limitare la perdita di suolo arginando la desertificazione oltre a fungere da cuscinetto in zone agricole sempre più antropizzate, diventando così delle oasi di biodiversità.</p>



<p>Inoltre, nelle zone collinari, dove l’erosione del suolo è forte, gli oliveti riducono l’azione battente della pioggia e la conseguente disgregazione dello strato superficiale del suolo, che nel lungo periodo ne determina l’isterilimento.</p>



<p>Persino nella mitigazione dell’effetto serra, responsabile dei cambiamenti climatici, gli oliveti ricoprono un ruolo fondamentale: il bilancio netto del carbonio degli oliveti gestiti in maniera sostenibile (sul sito https://olive4climate.eu/it/ potete trovare un manuale per le tecniche da impiegare vagliato dal Dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Perugia) è positivo, quindi l’anidride carbonica assorbita dall’atmosfera è superiore a quella rilasciata.</p>



<p>Un bell&#8217;approfondimento a proposito di olivicoltura e multifunzionalità, a cura dell&#8217;Accademia Nazionale dell&#8217;Olivo e dell&#8217;Olio, si può leggere <strong>qui</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p></p></blockquote>



<p>È evidente che mediare tra la salvaguardia di un bene paesaggistico e culturale come l’olivo e la necessità di massimizzare la produzione è un problema spinoso. Noi dell’Azienda Agricola Olio Febo crediamo però che pianificare un’azione sistematica e sinergica tra l&#8217;interesse pubblico, come la valorizzazione del paesaggio, e quello privato, la produzione, è indispensabile per sostenere e migliorare la gestione del territorio, che è il nostro bene più grande. Come in molti casi, in medio stat virtus.</p>



<p class="has-text-color has-vivid-green-cyan-color">Vi ricordiamo che noi dell&#8217;Azienda Agricola Olio Febo per starvi vicini anche nel periodo di ripartenza dopo la quarantena, vi regaliamo le spese di spedizione per gli ordini superiori a 22 euro. Fate un giro sul nostro <strong>shop online</strong>. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La storia dell’olio d’oliva / 1</title>
		<link>https://www.aziendaoliofebo.com/le-storie-di-febo/febo-racconta/la-storia-dellolio-doliva-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Macrì]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2020 19:52:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febo Racconta]]></category>
		<category><![CDATA[azienda agricola olio febo]]></category>
		<category><![CDATA[extravirgin oil]]></category>
		<category><![CDATA[olio d'oliva]]></category>
		<category><![CDATA[olio evo]]></category>
		<category><![CDATA[olio febo]]></category>
		<category><![CDATA[olio pugliese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aziendaoliofebo.com/?p=7992</guid>

					<description><![CDATA[La storia dell'olio d'oliva è una storia molto affascinante, dai greci, ai romani al Medioevo fino a oggi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">L’olio d’oliva nella storia – un assaggio</h2>



<p>La storia dell’olio d’oliva è
una storia che affonda le radici nell’antichità e nella mitologia. L’olivo,
albero sacro, ha accompagnato la storia dell’uomo fin dagli albori. E, una
volta ricordata la leggenda di Atena che gareggia con Poseidone e lo sconfigge
proprio piantando un olivo, andiamo dritti in Israele e nel V secolo a.C., dove
sono state ritrovate le prime tracce di questo albero e del prezioso succo dei
suoi frutti.</p>



<p>Ma è grazie ai Greci e ai Romani
che quest’albero si diffonde, ed è sempre a loro che dobbiamo le prime tecniche
di produzione e conservazione dell’olio d’oliva.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La storia dell&#8217;olio d&#8217;oliva in Grecia</h3>



<p>La storia dell’olio d’oliva ci
racconta che in Grecia gli oliveti erano diffusi e fiorenti e l’olio attico era
considerato tra i migliori; in Grecia erano gli stessi i proprietari degli
oliveti a produrre e vendere l’olio. La vendita, oltre che nelle campagne e
nelle botteghe, era praticata anche nell’agorà.</p>



<p>Con la colonizzazione Magna
Grecia, attraverso le navi fenicie, l’olio d’oliva arriva anche nell’attuale
penisola italiana, diventando un elemento fondamentale dell’economia del tempo.
Le zone di influenza greca in cui le colture di olivo erano più diffuse erano
la piana di Sibari e il tarantino. </p>



<h3 class="wp-block-heading"> La storia dell&#8217;olio d&#8217;oliva a Roma </h3>



<p>I Romani iniziarono a usare
l’olio d’oliva come unguento con cui si curavano le ferite, si alleviava il
prurito, si lenivano le punture delle ortiche, si dava sollievo alla pelle
ustionata o lacerata. Poi passarono a utilizzarlo come condimento alimentare,
eleggendolo a re delle cucina e per condire le insalate si andava alla ricerca
di quello più pregiato, come l’olio di Venafro.</p>



<p>Con la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Caduta_dell%27Impero_romano_d%27Occidente" class="rank-math-link" target="_blank" rel="noopener">caduta dell’Impero Romano</a>, anche la produzione, diffusione e commercio dell’olio d’oliva entrano in crisi, tornando a essere un prodotto prezioso, riservato a usi religiosi, o a cui potevano accedere pochi privilegiati.</p>



<p>È soltanto nel Medioevo e grazie alla vivacità delle Repubbliche Marinare che il commercio dell’olio d’oliva ritorna a essere uno dei traffici più importanti della nostra penisola, fino ai giorni nostri, in cui non si può non pensare a questo meraviglioso prodotto in associazione con l’Italia e la sua cucina.</p>



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<p class="has-text-color has-vivid-cyan-blue-color"> Tenete gli occhi aperti quando acquistate un olio extravergine d’oliva, e se volete fare un acquisto sicuro e di qualità, andate sul nostro <strong><a href="https://www.aziendaoliofebo.com/prodotti/" class="rank-math-link">shop online</a></strong>. Per stare vicini ai nostri clienti e a tutti gli italiani in questo momento molto complicato, noi dell’Azienda Agricola Olio Febo abbiamo deciso di non far pagare le spese di spedizione per ogni ordine d’acquisto superiore ai 22 euro. </p>
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